lunedì 30 maggio 2011

bodas de sangre (primi appunti)

Il seguente mini saggio è una versione rielaborata dell'introduzione che ho fatto ad inizio maggio a Macerata, in occasione della proiezione dal vivo dello spettacolo Bodas de sangre della Compañía Antonio Gades. Rappresenta il primo passo verso uno studio più approfondito sulla coreografia e sul suo rapporto con l'opera letteraria a cui si ispira.

BODAS DE SANGRE
Compañía Antonio Gades
Cinema Teatro Italia, live dal Teatro Real de Madrid, 9 maggio 2011

Il flamenco: danza di tipo moderno
Quando si pensa al flamenco, spesso ci si immagina una donna suadente che arriccia le mani e batte le scarpe col tacco per terra, agitando un’ampia gonna, possibilmente rossa. Questa immagine corrisponde solo in parte alle caratteristiche e storia di un tipo di danza molto diverso dal balletto, che è forse uno degli stili maggiormente conosciuti. Il balletto affonda le sue origini nelle corti italiane del Quattrocento e Cinquecento e nell’aristocrazia francese del Seicento e Settecento. In particolare esso è caratterizzato dall’armonia delle figure che il corpo è tenuto a rappresentare, a cominciare dalle cinque posizioni di base dei piedi. In questo senso, si può definire come una danza di tipo visivo, come ha ben notato Helen Thomas: “il ballerino deve rispettare le richieste rigorose del sistema di controllo e forma del corpo della sua immagine ideale” (Thomas 2003, 97). È un tipo di danza caratterizzato da misura e precisione, grazia ed eleganza. Di contro, il flamenco ha un’origine più moderna, seppur molto più controversa rispetto a quella del balletto. Inoltre è forse inappropriato definirlo esclusivamente come danza, in quanto esso esiste come una confluenza di canto, musica e danza. È più corretto quindi parlarne come di un “complesso fenomeno culturale” (Mandelli, 2004, 17), anche se in questa sede farò riferimento soprattutto al baile.
Secondo la leggenda il flamenco è invariabilmente associato ai gitani, che, a seguito del loro peregrinare, si stanziarono in Andalusia sin dal Quattrocento. L’Andalusia era già da allora un crogiolo di culture, fra cui spiccava quella araba ed ebraica, ma, come sottolinea Ermanna Carmen Mandelli, “sono occorsi oltre tre secoli di convivenza (…) perché prendesse forma qualcosa che nella seconda metà dell’Ottocento sarebbe stato chiamato (…) flamenco” (Mandelli 2004, 18). Secondo un altro eminente studioso, Gerhard Steingress, il flamenco è il risultato di un ‘agitanamiento’, ossia della creazione di un genere alla moda gitana (Steingress 1991, 378), per cui “si prefigura come manifestazione artistica moderna e di avanguardia, non tanto ermetica e primitiva come la leggenda vuole” (Simonari 2009, 226). Venendo allo stile, esso si caratterizza per una carica di energia esplosiva, un ritmo spesso incalzante e un rapporto profondo con la forza di gravità. Proprio per l’imprescindibile relazione che lo lega alla musica, al canto e all'elemento percussivo prodotto dal corpo stesso (tramite le scarpe insonorizzate con i chiodi, le nacchere, las palmas e altri suoni prodotti dal corpo in movimento), lo si può definire come una danza di tipo sonoro, come ho già sottolineato altrove (Simonari 2008, 197). È una danza individuale o anche di gruppo, non necessariamente di coppia e si è sviluppata a seguito di una mutazione che ha portato il flamenco prima nei celebri caffè cantanti, poi nei teatri con figure eccezionali come La Argentina, Carmen Amaya e Vicente Escudero. Questo cambiamento ha prodotto la professionalizzazione dei danzatori e una codificazione dello stile secondo dettami coreografici moderni. Purtroppo il flamenco è stata ed è tuttora vittima di una mercificazione avvenuta soprattutto durante e dopo il periodo della dittatura franchista in Spagna. Antonio Gades, per venire a noi, mette in discussione questa mercificazione attraverso il suo stile.

Il flamenco di Gades
In più di una occasione Gades ha affermato di essere arrivato al flamenco per fame, ossia per sfuggire alla sua condizione di povertà (Gades in Lartigue 1984, 52). Questa è un’affermazione molto interessante e ci dice già molto su di lui, in quanto ci distoglie dallo stereotipo secondo cui chi danza ha ricevuto una specie di chiamata, stereotipo che rimanda ad un approccio quasi mistico alla danza, volto a creare un’aurea di sacralità che spesso è infondata. Il flamenco di Gades è un flamenco stilizzato, caratterizzato da linee essenziali e pulite, senza elementi di ornamento o virtuosismo eccessivo. Egli stesso affermava “perché effettuare quattro piroette se con una, eseguita alla perfezione, tutto viene detto?” (Gades in Lartigue 1984, 98). Stella Arauzo, una delle danzatrici storiche della compagnia e attualmente suo direttore artistico, mi ha detto in un’intervista che ancora oggi i nuovi danzatori che si uniscono alla compagnia, si lamentano perché a loro “non è permesso zapatear” (Arauzo, 8 maggio 2006), in quanto Gades rifuggiva il virtuosismo ad ogni costo. A lui interessava molto di più l’intensità di un gesto. In più il suo flamenco è figlio dei tempi in cui visse, ossia la Spagna franchista e post-franchista per cui rappresenta anche uno strumento di resistenza e di affermazione della libertà. Egli afferma a proposito dei costumi e dell’uso delle luci, per lui un elemento coreografico essenziale: “ho levato tutto quello che dicevano essere il flamenco: i vestiti con tessuto di seta, le decorazioni brillanti…cose che vedevo che il popolo non indossava, neanche a carnevale! (…) la luce non l’ho adoperata mai per cercare il bello sul palcoscenico, ma l’ho studiata per dare il carattere dello stato d’animo (…) la mia luce è studiata perché emani dal corpo…come la voce, come la musica!” (Gades in Mandelli 2004, 91).

Flamenco e narrazione
A parte lo stile di danza di Gades, un altro aspetto è fondamentale per capire la sua visione, ovvero l’introduzione di un elemento narrativo nel percorso coreografico del flamenco. Il flamenco è un tipo di danza che di solito non mette in scena una storia. Gades, proprio con Bodas de Sangre che ebbe la sua prima rappresentazione a Roma nel 1974 (un anno prima della fine del franchismo), inaugura una nuova stagione per il flamenco, una stagione in cui l’energia dirompente di quest’arte viene fatta confluire al’interno di una storia.

Bodas de Sangre: Gades, Saura e Lorca
E la storia non è una storia qualsiasi, bensì una delle opere teatrali di Federico García Lorca più intense e poetiche. Tratta dell’amore fra Leonardo (unico personaggio ad avere nome proprio), che è sposato e ha un figlio, e una donna promessa in sposa ad un altro. La sposa e Leonardo decidono di fuggire insieme, ma vengono raggiunti dallo sposo che inizia un duello con Leonardo, duello che si conclude con la morte di entrambi.
Gades trasforma l’afflato poetico di Lorca in una serie di quadri rarefatti senza dialogo, dove la danza è l’unica protagonista. Vi è la scena toccante dello sposo con sua madre, quella tesa tra Leonardo e sua moglie, quella intensa fra Leonardo e la sposa, quella corale del matrimonio, ed infine quella magistrale del duello fra Leonardo e lo sposo. In particolare, in quest’ultima, Gades ricorre all’escamotage dell’effetto rallenty, ossia fa muovere i duellanti al rallentatore come se la scena fosse quella di un film in modalità rallenty. Vi è una cura minuziosa nei movimenti e nel passaggio tra un movimento e l'altro. Il risultato è un crescendo di tensione che culmina con la morte, inesorabile conclusione della violenza dettata dall’onore. Bodas de Sangre fu poi tradotta in film da Gades e Carlos Saura nel 1981 e rappresenta la prima opera di una trilogia che suggella la collaborazione fra i due. Le altre sono Carmen del 1983 e El Amor Brujo del 1986.

MATERIALE CITATO
Arauzo, Stella, "Intervista con l'autrice" (8 maggio 2006).
Bodas de sangre, coreografia, luci, regia Antonio Gades, libretto Alfredo Mañas, scene e costumi Francisco Nieva, musica Emilio de Diego, con Cristina Hoyos, Antonio Gades e la compagnia (Roma: Teatro Olimpico, 1974)
Gades, Antonio, Saura, Carlos, "Je vais te dire une idiotie mais je vais te la dire", in Pierre Lartigue (a cura di), 'Antonio Gades: le flamenco', L'Avant-Scène (numero monografico), 14, 1984: 96.
Mandelli, Ermanna Carmen, Antonio Gades (Palermo: L'Epos, 2004).
Simonari, Rosella, "Danzare il cante jondo: ipotesi di contaminazione fra Martha Graham e il flamenco", in Ornella di Tondo, Immacolata Giannuzzi, Sergio Torsello (a cura di), Corpi danzanti - Culture, tradizioni, identità (Nardò: Besa, 2009), 209-230.
Simonari, Rosella, "Bringing Carmen Back to Spain: Antonio Gades's Flamenco Dance in Carlos Saura's Choreofilm", Dance Research, 26, 2, Winter 2008: 189-203.
Steingress, Gerhard, Sociología del cante flamenco (Siviglia: Signatura Ediciones, 1991).