martedì 28 settembre 2010

is a word dead when it is said? (essay)

Last April, the Cambridge Scholars Publishing has published the volume, Expression in the Performing Arts, which contains my essay, "Is a Word Dead When It Is said?: Relationship Between Text and Performance in Martha Graham's Letter to the World". This book is the result of the Conference, The Expression of Subjectivity in the Performing Arts, held at the Universidad Politécnica de Valencia, Spain, on November 23rd through 26th, 2008.

lamentation (1930)

Choreography, costume, lighting: Martha Graham.
Dancer: Martha Graham.
Music: Zoltan Kodaly.
Premiere: Maxine Elliott's Theatre, New York, January 8th, 1930.
Video: click here (fragments of the piece performed by Graham) and here (the 1976 perfomance with Peggy Lyman).
Photographs: click here, here, here and here.

Lamentation is not a piece about a suffering woman, but about the notion of pain. It is a very minimal solo work, as the dancer mainly sits on a bench, slightly moving her torso. The extraordinary aspect of Lamentation is the costume, which fundamentally contributes to giving shape to the choreography. It consists of a tubular purple fabric, originally made of wool, now made of lycra. It covers the dancer's body, except for her face, neck, hands and feet. As she moves, it draws lines that connect parts of her body, thus creating the dynamic tension of the work.
Here is the link to another analysis I made, based on important dates related to the piece.

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Coreografia, costume, luci: Martha Graham.
Danzatrice: Martha Graham.
Musica: Zoltan Kodaly.
Prima rappresentazione: Maxine Elliott's Theatre, New York, 8 gennaio 1930.
Video: cliccare qui (frammenti del pezzo in cui danza Graham) e qui (la performance di Peggy Lyman del 1976).
Fotografie: cliccare qui, qui, qui e qui.

Lamentation non ha a che fare con una donna sofferente, ma con l'idea del dolore. E' un assolo molto minimale, in quanto la danzatrice sta soprattutto seduta e muove leggermente il torso. L'aspetto straordinario di Lamentation è il costume, che contribuisce in modo fondamentale a plasmare la coreografia. Consiste in un tubo di stoffa lilla, originariamente fatto di lana, ora di licra. Copre il corpo della danzatrice, ad eccezione per faccia, collo, mani e piedi. Nel momento in cui ella si muove, disegna linee che connettono parti del corpo in modo da creare la tensione dinamica del pezzo.
Qui il link ad un'altra analisi (in ingelse) che ho fatto a partire da date importanti collegate all'assolo stesso.
(Traduzione in italiano inserita il 30 ottobre 2010).

lunedì 27 settembre 2010

altai (la danza di mukhtar)

In Altai (2009), l'ultimo libro dei Wu Ming, uno dei momenti più rarefatti è dato dalla danza della guerriera indiana Mukhtar, che ha luogo sulla barca che la conduce, assieme ai suo compagni e al protagonista, Manuel Cardoso, alla ricerca del pirata Mimi Reis. Mukhtar, e suo fratello gemello Hafiz, sono fedeli compagni del vecchio Ismail, che li ha liberati dallo stato di schiavitù. Qui di seguito la descrizione della danza fatta dal punto di vista di Cardoso:

La donna tracciò con un gesto bianco una figura geometrica sulle assi del ponte, poi sistemò i piedi in corrispondenza di certe linee e iniziò a muoversi in una danza che pareva simulare un combattimento. Il suo corpo sembrava appartenere a un rettile, o a una lince. Avevo veduto grandi lottatori e schermidori trovar di braccia, allenare cioè le prese e i colpi a mano nuda, e benché i movimenti della fanciulla fossero molto più aggraziati e meno diretti, le membra parevano contenere una forza simile a quella di una molla compressa, pronta a scattare (pp. 223-224).

Come si può notare, la danza è assimilabile ad un combattimento, un po' come la capoeira brasiliana, e il corpo della guerriera, anche se paragonato a due animali, non viene reificato e non è neppure oggetto di desiderio. È questo un elemento non secondario, visto che l’associazione donna –danza, di solito, sfocia in una danza di seduzione. Tanto più se parliamo dell'India, una cultura lontana dall'Europa e percepita come esotica. I Wu Ming optano piuttosto per una danza sacra strettamente collegata alla formazione di guerriera di Mukhtar. Il suo amico Ali spiega a Cardoso: "Vedi i segni che ha tracciato per terra? nella loro lingua, si chiama Kalam, Serve a rendere i passi precisi e le angolazioni di attacco e difesa efficaci. Nella lingua del Libro, Kalam significa la parola di Dio" (p. 224).

un vestito di luce (1)

"Rose-Alba Almevida


Sono propio io, affacciata in bella vista alla finestra spalancata della portineria, dal lato della strada. (...) Do l'impressione di gurdar fuori, ma in realtà mi occupo segretamente solo di me stessa. Penso a me incessantemente. E ai soldi. I soldi di cui ho bisogno per esprimermi pienamente, senza limiti, in tutta la mia persona, interamente esposta al sole immenso della notorietà. Il mio unico figlio, Miguel, è con me, nello stesso insostenibile fulgore. Un vero piccolo torero, radioso nel suo luccicante costume. Che sia nudo o vestito, mio figlio brilla e io, sua madre, brillo con lui. Olé! olé! sento le grida della folla in delirio."

Anne Hébert, Un vestito di luce, trad. e cura Maria Piera Nappi (Ferrara: Tufani, 2007), p. 11.

appello Leggere Donna

lunedì 20 settembre 2010

spot core

Il CORE (Coordinamento Regionale della danza contemporanea e delle arti performative del Lazio) ha lanciato una campagna video che trovo problematica. Qui il link. Lo spot presenta un estratto dalla coreografia Volumen II della compagnia spagnola Societat Doctor Alonso e vede la danzatrice Sofia Asencio interagire con un dj che, di volta in volta, le fascia gli arti limitando così i suoi movimenti. Qui il link ad un altro estratto. E' una coreografia interessante che pone delle questioni sui corpi della danza contemporanea, corpi che includono anche i diversamente abili, come hanno ampiamente dimostrato compagnie quali la CanDoCo e danzatori come David Toole.

Alla fine di questo estratto una frase recita: "Non mutilate la danza contemporanea", frase che stravolge la leggerezza e sottile ironia del video, in quanto si fonda su di un principio di esclusione e di negazione. Mi spiego. L'imperativo negativo associa il corpo mutilato
per finta della danzatrice alla metafora della mutilazione della danza contemporanea, che soffre di poca attenzione da parte di enti e media. Il retaggio attaccato a quell'imperativo negativo fa, in qualche modo, leva sull'ideologia del corpo perfetto di matrice rinascimentale, quella stessa ideologia che ha portato alla creazione della danza classica. In questo modo si attua l'esclusione dalla danza contemporanea di tutti quei corpi differenti, magari mutilati o diversamente abili, che, invece, proprio lì, hanno trovato e trovano una zona franca dove potersi espirmere liberamente. Mah...

l'eredità dei maestri

Una serie di laboratori e incontri per celebrare il centenario della nascita di Alwin Nikolais e il venticinquesimo anniversario della prima coreografia dei Sosta Palmizi, Il Cortile (1985), che segna l'inizio simbolico della danza contemporanea in Italia. Qui maggiori dettagli.

domenica 19 settembre 2010

heretic (1929)

Choreography, costumes and lighting: Martha Graham.
Dancers: Martha Graham and her Group of female dancers.
Music: Old Breton song, 10 bars long, repeated throughtout the dance.
Premiere: Booth Theatre, New York, April 14th, 1929.
Video: click here.
Photographs: click here, here and here.

Heretic is the first important group work Martha Graham created in her career. In particular, it is the first piece through which her choreosophy (embodied choreo-knowledge) gained shape. It consists of the sharp contrast between an individual and a group. This contrast is created through two main aspects: the colour of their costumes, white for the lone protagonist and black for the group; and their movement quality, fluid for the former, and rigid, mechanical and performed in unison for the latter. The title of the piece refers to the white-dressed dancer's battle against the wall of black-dressed women, who is trying to stop her from expressing herself. These women represent the puritanical concept of art, a concept filled with denial and lack of freedom, while the heretic embodies the notion of art as freedom. It also embodies Graham's attempt to affirm her notion of dance as a serious art, as opposed to dance as pure entertainment. In the end, the heretic is defeated.

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Coreografia, costumi e luci: Martha Graham.
Danzatrici: Martha Graham e il suo Group di danzatrici.
Musica: Vecchia canzone bretone, di 10 battute, ripetuta durante la coreografia.
Prima rappresentazione: Booth theatre, New York, 14 aprile 1929.
Video: cliccare qui (commentato in inglese).
Fotografie: cliccare qui, qui e qui.

Heretic è il primo importante lavoro di gruppo di Martha Graham. In particolare è il primo pezzo attraverso il quale la sua coreosofia (coreo-conoscenza incarnata) prese forma. E' caratterizzato dal contrasto tagliente fra un individuo e un gruppo. Questo contrasto è dato da due aspetti principali: il colore dei loro costumi, bianco per la protagonista solitaria, e nero per il gruppo; e la qualità del loro movimento, fluido per la prima e rigido, meccanico ed eseguito all'unisono per il secondo. Il titolo del pezzo fa riferimento alla battaglia che la danzatrice in bianco combatte contro il muro di donne in nero, che tenta di impedirle di esprimersi. Queste donne rappresentano il concetto puritano dell'arte, un concetto pieno di negazione e mancanza di libertà, mentre l'eretica incarna l'arte come libertà. Esso rappresenta anche il tentativo di Graham di affermare la sua nozione di danza come arte seria, in contrasto con la nozione di danza come puro intrattenimento. Alla fine, l'eretica viene sconfitta.