domenica 7 settembre 2008

donne e pubblicità

Nel Parlamento europeo è passata una relazione che mette in discussione l’immagine stereotipata della donna nella pubblicità. Leggere qui per maggiori info. Di per sé è una bella notizia, se non fosse che alle ‘rivoluzioni’ dall’alto non ho mai creduto troppo. Senza contare che viene inoltre auspicata una maggiore attenzione al perpetrarsi di stereotipi sessisti anche nei libri scolastici, nei giocattoli, videogiochi eccetera. Sono proprio curiosa di vedere come reagiranno i ‘creativi’ pubblicitari e gli autori di libri di testo. Cosa faranno, un corso aggiornato in women’s studies? E dove poi? Si leggeranno qualche libro? Non penso proprio. Probabilmente lavoreranno in negativo, al posto di maschietti metteranno femminucce e così via.

Il timore è che gli interessi che ruotano attorno a queste dinamiche, piegheranno a loro favore anche questa situazione e la realtà non cambierà poi tanto. La società italiana è profondamente sessista e ci vorranno generazioni perché qualcosa cambi. Non è a partire dalla pubblicità che si risolvono problemi culturali di una portata di questo genere. La pubblicità è l’ultima ruota del carro che, molto spesso, lavora proprio a partire dagli stereotipi. Uno dei più insopportabili è quello di un amaro alla liquirizia che sfrutta il gioco di parole fra nero e bianco presentando un nero che invita a ‘non andare in bianco’.

2 commenti:

NooZ ha detto...

ma guarda non ci credo nemmeno se lo vedo... la gente ragiona, mangia, comunica... vive a stereotipi!
...e con le nuove generazioni mi sembra di vedere che si può solo peggiorare.

la colpa è degli intelligenti che in quanto tali non son normali.
per i normali va tutto bene così!

[NooZ]

roz ha detto...

lo so nooz, ma, in quanto non normale (e non è detto che sia intelligente), ancora mi viene l'orticaria a guardare certe cose...